Functional Training: Il Martello di Thor

MARTELLO

IL MARTELLO DI THOR

Il mio ultimo gioiello in legno di faggio.

Si tratta di un antico attrezzo agricolo, restaurato da un’ amica artigiana, e restituito ora al lavoro di fatica.

💪 Gestire il training in condizioni di stress utile ad evolversi: lavorare sempre con attrezzi bilanciati non fornisce stimolo sufficiente, così come praticare nella sola dimensione di ipostress.

L’ipostress non fornisce gli stimoli adattivi necessari al praticante per migliorare la prestazione fisica così come quella mentale.

Solo sfuggendo dalla zona di comfort si può trasformare lo stress in alleato, senza con ciò cadere nel distress (sovra allenamento).

Occorre dunque individuare l’eustress, quello che fa crescere senza distruggere il corpo con inutili esagerazioni che prescindano dalle condizioni personali di ogni individuo: età, livello di preparazione/allenamento, capacità respiratoria e cardiaca, ecc.

A tal fine, occorre saper tenere conto di parametri ben precisi, di tipo oggettivo quali la frequenza cardiaca massimale e soggettivo (propiocezione): valutazione della fatica, del disagio, della precisione tecnica, secondo scale di valutazione che vadano da zero a dieci.

La precisione tecnica deve tendere al dieci, quella del disagio/dolore non oltre 2/3, la fatica non oltre 4/5.

L’utilizzo del Martello di Thor è del tutto analogo a quello di un altro antico strumento che è stato riscoperto dalle moderne tendenze del Traning Funzionale: la clava indiana (indian clubbel), che proviene dalla tradizione militare di quel paese, riscoperto da quella militare russa e per questa via approdata in occidente.

Occorre a mio parere prendere in considerazione un utilizzo di questi strumenti che non sia limitato al solo “peso”, in modo analogo a un manubrio per esempio.

💪 Si tratta infatti di un ottimo esercizio non tanto di generico potenziamento quanto specificamente finalizzato all’allenamento della forza elastica:

essendo il notevole peso sbilanciato, si è indotti a usare la forza che si genera dalla compressione e decompressione della struttura.

In questo senso è un lavoro consigliato per i praticanti di arti marziali ma in generale per chi vuole coltivare un corpo funzionale, che si adatti a qualsiasi disciplina.

Oltre lo specialismo tecnico di settore, i princìpi si incontrano laddove è necessario muoversi col minimo sforzo e massimo effetto!

🐻 Per non farsi male nei maneggi e per produrre ondate di contrazione e rilascio di forza elastica (Fajin) è inevitabile l’ attivazione/ controllo del core e l’ utilizzo della respirazione inversa e “tubolare”, essendo quella addominale poco utile allo scopo.

La zona sotto ombelicale va sempre tenuta attiva, controllata, perché è il terreno che sostiene l’effetto di rimbalzo del fajin.

Oltre al fatto che una respirazione addominale “spanciata”, senza controllo della parte suddetta, da origine al fenomeno noto come “visceroptosi”, con conseguenze negative per la salute e riduzione dell’effettiva capacità respiratoria per mal funzionamento dell’attività diaframmatica.

Dunque andrebbe evitata sempre anche nella vita ordinaria, a condizione di trovare, anche in questo caso, il giusto rapporto tra tensionamento e rilascio, definibile come “connessione rilasciata”, ben diversa sia dallo spanciare che dal camminare contratti.

Maestro Davide Milazzo

ASD Scuola LiberTao

No Zombies Life Respira Suda Ridi

Corsi di kungfu, Qigong, Functional Training a Bologna, Faenza e Brisighella


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