Capaci di Sentire, parte seconda.

Riconoscere il dolore, farne propulsore di cambiamento.

“La prima qualità di un guerriero spirituale è il coraggio” (M. Ghandi)

“O Grande Spirito, lasciami imparare ogni lezione che hai nascosto in ogni foglia, e in ogni roccia.

Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per poter aiutare gli altri.

Aiutami a trovare la compassione senza l’opprimente contemplazione di me stesso. Io cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello, ma per combattere il mio più grande nemico: me stesso. Fammi essere sempre pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto. Cosi’ quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto, il mio spirito possa venire a te senza vergogna.” (Bisonte che Cammina).

Lo stile di vita che viene “suggerito” dall’ establishment capitalista è sempre stato uno stile che va nella direzione del non sentire, funzionale a determinare un modello umano simile a quello del pollo d’allevamento: debole nel corpo, disfatto nello spirito.

Produci-consuma-crepa. Corpi afflosciati da divano, corpi involucrati da muscoli rigidi e tronfi da palestra, fa poca differenza: se il corpo è la nostra casa, quello smerciato dall’industria culturale dominante è una casa vuota, abbandonata dallo spirito. Corpi che non sentono nulla, incapaci di empatia.

La cultura tradizionale cinese, ma in fondo tutte le tradizioni spirituali, ci parlano del cuore come imperatore del sentire, crocevia delle funzioni organiche e psicoemotive che compongono una Unità indissolubile.

Laddove vi sia Unità di corpo-mente-spirito il sentire fluisce spontaneo come l’acqua del fiume, le intuizioni abbondano, l’intenzione è solida, l’empatia con gli altri esseri umani, con gli animali e la natura tutta è regola di vita.

Si tratta di Integrità, fondamentale in ogni pratica che si rispetti.

Il sistema non è mai stato compatibile col sentire per una ragione molto semplice: chi “sente” reagisce… e cambia!

Tutte le controculture rivoluzionarie hanno in qualche modo toccato il punto, pur non riuscendo ad arrivare in fondo alla questione.

Si pensi a slogan come “la fantasia al potere” , la rivoluzione sessuale degli anni 70, il contropotere, ecc…

Ma ora siamo in una fase del tutto nuova, un salto di paradigma imposto dall’iper liberismo che richiede un salto antropologico.

L’ esempio del cane sottoposto a tortura dai ricercatori con scariche elettriche che finisce con l’accettare la sofferenza senza più opporsi, in cambio della ciotola piena, purtroppo rende bene.

Le leve della paura, del ricatto, della soppressione di libertà porta allo spegnimento del sentire come strategia adattiva.

Il cervello dell’ uomo/donna comune funziona a risparmio.

Sottomettersi leccando la mano di chi infligge dolore è esattamente quel che vediamo. Gente che non sente niente su di sé sente ancora meno sul prossimo, e anzi spesso gode nel fare parte della” parte fortunata” , quella che almeno riceve la ciotola, e tratta con disprezzo, scherno e sadismo la parte che invece con fierezza non lecca mani, non riceve ciotole, e si sfama come un lupo selvaggio. Senza chiedere permesso, prendendosi quel che spetta.

Il paradosso è che quel che viene venduto come senso di responsabilità sociale, è in realtà il più meschino e inutile tentativo di mettersi individualmente al riparo stando dalla parte del più forte. Individualismo integrale.

Nessuna libertà può basarsi sulla persecuzione materiale e psicoemotiva della vita altrui.

Nessuna “Verità Scientifica” è tale quando contestata da moltissimi autorevoli membri della comunità scientifica e della società civile, e come tale non può e non deve essere imposta con la violenza.

Di qui le variegate balle ideologiche cui ci si aggrappa a copertura della triste realtà di accettare l’ inaccettabile: la responsabilità collettiva, l’ amore patrio, la disciplina di partito, la sacra scienza neutra e Vergine e così via.

Una spirale sadomasochistica che è patrimonio di qualsiasi sistema dittatoriale e che i nazisti portarono ai massimi livelli proprio a partire dalla commistione biomedicina/biopolitica.

Ieri era la razza, oggi è l’ obbligo vaccinale a determinare chi sta dentro e chi sta fuori dal recinto. Il significato è identico e per niente forzato, in barba al coro unanime che si scandalizza di questi paragoni ma non esita a definire “negazionista” e “fascista” ogni briciolo di pensiero critico oggi si discosti eal pensiero unico.

Ribadisco che ogni scelta sanitaria in questo frangente deve essere rispettata, presa in coscienza e mai e poi mai tramutarsi in spaccature sociali insanabili, come invece il sistema e il suo governo vuole in tutta chiarezza.

Quel che va respinto è questo scientismo del tutto antiscientifico, reificante, che anzi azzera il metodo scientifico riducendolo a dogma religioso, teocratico, col potere di distruggere il dissenso, di spingere alla disperazione gli elementi più fragili che così cedono all’osceno baratto di tirarsi su la manica e inocularsi in cambio della libertà. L’inciviltà di questo ricatto deve accomunare chiunque ha a cuore il destino dell’umanità.

Ogni regime ha le sue cavie, i suoi kapò, i suoi ascari.

E i suoi ribelli, indomiti e liberi.

A questi ultimi spetta l’ immane compito, oggi, di controbilanciare la barbarie con la luce, a prescindere da vittorie o sconfitte.

Costruire casematte di Felicità, bastioni inespugnabili di umanità condivisa, libera e senziente.

Dopo la Terza guerra mondiale (la guerra “fredda”), oggi il tema è la quarta guerra mondiale dichiarata dal liberismo all’umanità per sottrarci l’habeas corpus e sperimentare forme di comando distoptiche e assolutiste in cui infelicità e alienazione permanente siano la norma.

C’È SEMPRE POSSIBILITÀ DI SCELTA’ E CHI NON SCEGLIE LASCIANDO CHE SIA IL POTERE A SCEGLIERE PER LUI SI ADDOSSA LA RESPONSABILITÀ PEGGIORE.

Davide Milazzo

Matapacos, cane libero e ribelle

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