La Tigre e il Nobile Coraggio. Elemento legno

L’unica battaglia persa è quella che non si ha il coraggio di combattere” (Ernesto Che Guevara).

Quando parliamo di simboli in riferimento alla cultura classica Taoista cui facciamo riferimento, non è raro che una stessa immagine ricopra significati diversi, talora opposti.

Questo non deve creare scompiglio: l’importante è che il simbolo faccia il suo lavoro (armonizzare significante e significato, dal greco symballo, unire, contrapposto a diaballo, diavolo, separare).

Come dice il Maestro Georges Charles, “Il simbolo è per la mente quel che l’utensile è per la mano, un moltiplicatore di effetto!”

E’ il caso della Tigre. Se il discorso è riferito ai quattro orienti, abbiamo l’immagine della Tigre Bianca. Possente ma schiva e cauta, rappresenta un’energia legata all’Ovest, all’autunno, al metallo, lo shao yin (yin nascente). Dunque un’energia che si ritrae, esattamente come avviene in natura in questa stagione. E per analogia, all’interno del microcosmo uomo questa energia di interiorizzazione, di raccolta, potenzia l’energia difensiva (wai qi).

La Tigre Bianca è l’emblema della protezione per antonomasia.

Ma qui ci interessa un altro contesto simbolico: il riferimento non è più quello dei quattro orienti bensì le cinque energie, elementi o movimenti che dir si voglia.

La tigre dunque come simbolo dell’Elemento Legno: la primavera, l’energia shao yang (yang nascente) che dopo il grande ritiro invernale spinge all’esteriorizzazione, al movimento, alla rigenerazione e al cambiamento. Il colore verde dei prati mossi dalla brezza primaverile.

Poichè ci muoviamo all’interno di un pensiero analogico-simbolico (filosofia della prassi, perché è un pensiero che senza azione non conta nulla), nel microcosmo uomo l’energia del legno è rappresentata dalla funzione del Fegato, che spinge il qi e il sangue a nutrire muscoli e tendini, a sostenere dunque il movimento e la forza fisica.

Dal punto di vista psichico il fegato è sede dello Hun, una delle cinque articolazioni dello Shen,

il nostro spirito di cui il cuore è sovrano.

Lo Hun rappresenta la “potenza desiderante”, la capacità di fare progetti, di immaginare, di vedere al di là di ciò che è tangibile: guardare con gli occhi del cuore.

L’intelligenza sensoriale e sensitiva comune a tutte le specie animali ma negata e oppressa dal sistema capitalistico e dai suoi apparati ideologici di stato: lo scientismo, il liberismo, ecc.

Un’oppressione non nuova nella storia e che ha animato la cosiddetta caccia alle streghe in epoca medioevale, in cui “strega” era quella donna capace di connettersi con questa parte istintiva e di conseguenza avere capacità da guaritrice o altro. Tigri ante litteram, sterminate ma mai morte.

Oggi la caccia alle streghe (e stregoni) continua sotto le mentite spoglie del dominio tecnocratico scientista eletto a integralismo religioso. Ennesima variante del solito dominio fallocentrico e patriarcale sulla natura e l’umanità.

Il coraggio è spinta vitale al di là della grigia dimensione oggettivista e meccanicista cui vorrebbero inchiodarci biomedicina e biopolitica, che pretendono di incapsulare la vita in una concezione asettica e sterilizzata, annichilendo gli aspetti sociali, relazionali, spirituali che designano una vita piena e degna di essere vissuta.

E’ la forza di realizzare con determinazione incrollabile la nostra ragione profonda, in accordo con l’elemento acqua dei reni, di cui è figlio.

La Tigre dunque rappresenta dal punto di vista sottile la capacità di lottare per i propri desideri, con la giusta dose di aggressività.

Quest’ultima è la sua emozione fisiologica e positiva, la cui etimologia ci riporta di nuovo ad una energia che si proietta all’esterno, come la primavera nel macrocosmo: ad-gredior, andare verso.

Se questo non accade, facilmente il blocco porterà a sentimenti di frustrazione, con tutta una serie di scompensi da “stasi di qi di fegato” che la medicina tradizionale cinese inquadra meticolosamente. La carenza fa ammalare esattamente quanto l’eccesso, questa è la Via dell’armonia.

Se non ti esprimi e subisci passivamente ti ammali. Se la tua vita è governata dalla rabbia, ti ammali egualmente.

In fondo anche al livello della gestione emozionale vale quanto vale per l’allenamento del corpo:

allenarsi nell’ipostress e nel distress sono due modalità che condividono una segreta solidarietà antitetico-polare. Entrambe distruggono il corpo (e lo spirito) invece che coltivare forza e salute, perseguibili invece con lo “stress buono”: l’eustress.

Questa vitale carica aggressiva permette alla nostra Tigre interiore di realizzarsi liberamente ed integralmente, e si accompagna ad una Virtù fondamentale che definisce lo spirito cavalleresco delle nostre pratiche: il Coraggio.

Dal latino habeo core, avere cuore, il Nobile Coraggio della tigre diffonde luce intorno a sé e chiama a raccolta per affermare ciò che è giusto in modo valoroso, irreprensibile.

Senza Coraggio, niente virtù cavalleresca, niente Rettitudine ma solo ginnastiche da palestra e fine della storia, non starò a menare il can per l’aia girando intorno all’argomento.

Viviamo una fase storica in cui il sistema socio economico attraversa un salto di paradigma, ristruttura se stesso a fronte delle sue epocali contraddizioni strutturali che hanno portato il pianeta al collasso sociale ed ambientale e sull’orlo del baratro. O forse già dentro.

Il capitalismo liberista agisce a livello globale perché, come sappiamo da decenni, è globalizzato e sovranazionale. La leva di forza che utilizza per accelerare processi già in atto da anni, ma anche per adottare inedite soluzioni, è sfruttare una questione sanitaria come quella del covid 19.

La direzione è quella di forme di dispotismo dittatoriale, di soppressione di diritti e libertà fondamentali, di creazione di sostanziale apartheid per soggetti eletti a capro espiatorio di politiche emergenzialiste e repressive che sono un punto di non ritorno per le democrazie borghesi come le conoscevamo almeno dalla Rivoluzione Francese in poi.

La questione sanitaria in ciò non c’entra niente se non come pretesto, la salute pubblica poi ancora meno: al contrario, questi stessi potentati e i loro burattini governativi che hanno distrutto i sistemi sanitari pubblici a vantaggio delle consorterie private, oggi agiscono seminando malessere e alimentando patologie, altro che difesa della salute.

Gli effetti sono visibili, in modo particolarmente violento sui soggetti più deboli come i bambini, sui quali queste politiche continuano ad accanirsi con effetti devastanti sul piano cognitivo, relazionale, psicologico. Ma la disperazione corre trasversale alle età e alle classi sociali, per quanto diversamente distribuita possa essere. Spesso rimossa a causa di sottili tecniche di desensibilizzazione di massa grazie alle quali si rimuove il dolore dall’auto percezione, rendendosi complici della sadica persecuzione di minoranze non integrate (ieri l’immigrato, oggi il non vaccinato, stesso meccanismo). Avere ottenuto questa terribile capacità di non sentire consente al potere di avere materiale umano disponibile per un crescendo di politiche repressive e violente in cui questa maggioranza possa identificarsi, sentirsi coccolata e al sicuro per il fatto di “essere dentro al recinto”. Chi sta fuori in quest’ottica viene non solo privato di diritti, reddito e libertà dal potere, ma anche fatto oggetto di isolamento, scherno, violenza simbolica quando non fattuale da parte di questa massa desensibilizzata, incattivita e pronta a tutto per difendere il suo posticino.

Senza capire che nessuno è vincitore se costretto a fare una scelta sanitaria non per convinzione, non in coscienza, ma perché sottoposto a ricatti ignobili. Questo è il punto. Non le scelte, che devono restare libere, private e tutte rispettabili. Ma l’estorsione sotto ricatto, l’imposizione di un punto di vista controverso perché punta tutto su un farmaco sperimentale sul quale non vi è affatto accordo unanime nella comunità scientifica e i cui effetti altrettanto discutibili.

Imporre il profitto e il comando sulla vita e la libertà è una barbarie inaccettabile.

Quindi oggi è urgente e non più rimandabile che chi è Tigre faccia la sua parte, con tutto il coraggio enorme che richiede l’andare contro corrente laddove conformismo e pensiero unico sono imposti con una violenza inusitata che dal piano simbolico assume sempre più dimensione concreta come le limitazioni al diritto di manifestare.

La libertà è diventata un qualcosa che è concesso e che in qualsiasi momento può essere revocata. L’incertezza di quel che spetta di diritto e di quelli che sono i nuovi obblighi è una costante alimentata ad arte per aumentare pressione e ricatto.

Fine dello stato di diritto.

Per un praticante di arti cavalleresche, per quanto mi riguarda questo compito è al tempo stesso un dovere morale e un grande onore.

Indipendentemente dagli esiti, un praticante consapevole e coraggioso oggi è chiamato a dare il suo contributo fiero e resistente al mantenimento di spazi di Libertà.

A costruire spazi di umanità condivisa al di là delle artificiose spaccature sociali imposte dal potere.

A fortificare casematte di felicità che siano concretamente dei bastioni contro la distruttività mortifera e arrogante dei governi.

Potremmo aprire un discorso molto franco che per ragione di spazio mi limito ad accennare.

Nel mondo dei praticanti di arti marziali quanti si sentono di essere Tigri palestrando ego e muscoli e di buon grado accettano poi una vita genuflessa e senza giustizia?

In quanti applicano senza battere ciglio misure infami di discriminazione sociale calate dall’alto snaturando il senso profondo delle nostre pratiche ridotte così a tecnicismi senz’anima?

Delle due l’una: o siamo Tigri, o divulgatori passivi di questo spirito malato da ipocondriaci e di questo clima di odio, divisione e persecuzione che con la salute non hanno niente a che spartire, insieme a tutta l’impalcatura normativa repressiva messa su da un anno e mezzo in qua.

E stesso identico discorso vale per tutti i sedicenti rivoluzionari, riformatori, democratici ecc. che si sono accodati a questo progetto reazionario, distoptico, antisociale.

La paura, trasformata dalla propaganda martellante in terrore di massa, fa brutti scherzi, ma ha anche l’indubbio merito di essere un filtro potente che pulisce l’aria e fa vedere le cose per quel che sono.

Chi resta in piedi a schiena dritta e con lo sguardo fiero? La Tigre, e il suo nobile coraggio.

Un “simbolo morto puzza come la carogna di un elefante morto” ci dicono i Classici.

Un coniglio vestito da tigre, ha più o meno lo stesso fetore, mentre ha tutta la sua dignità se si mostra per quel che è!

Non esistono guerrieri, né combattenti o rivoluzionari che possano essere sprovvisti di Coraggio.

La vita è imperfetta e sempre in movimento, anche il coraggio si può perdere ma chi cammina sulla Via è tenuto a riconquistarlo. La delega in bianco a questi governi di zombies manovrati dalle elites tecnocratiche, si addice a zombies non a guerrieri.

Da parte mia, tutto ciò mi porta a prender parte alle vicende umane dalla parte dei più deboli, della solidarietà , della fratellanza, a difesa dell’umanità dagli attacchi di questo spietato liberismo capitalista.

Del resto, il significato di Wu Shu è rappresentato da una mano che ferma l’alabarda, dunque abbiamo una nozione di intervento per fermare la violenza (o l’ingiustizia), quando possibile senza usare la forza.

Strani personaggi che si atteggiano a super esperti “nel combattimento da strada” che si aggirano anche al super mercato come se fosse imminente un duello all’ultimo sangue ma che non sanno niente di parole come diritti, o della funzione sociale delle Arti al fine di creare un’umanità migliore, rivelano un ego da tirannosauro, ma una personalità che della Tigre ha meno di niente.

O al massimo tigri di carta.

Dal punto di vista marziale ecco tutte le caratteristiche associate alla Tigre:

La sua qualità concreta, derivante dalla funzione del fegato di nutrire muscoli e tendini di sangue e Qi, è la forza fisica.

Allenare la forza in modo intelligente è imprescindibile per un combattente, a prescindere dallo stile praticato e dalle solite noiose discussioni su ciò che è interno o esterno.

Se non alleni la forza diventi moscio, non esistono scorciatoie, illusioni mentali o altro che tenga.

Il concreto è la radice del sottile: niente radici uguale zero ali. Un lavoro energetico senza consolidare il corpo in tutti gli aspetti è un viaggio mentale che porta alla dissociazione esattamente quanto il fittness ufficiale, che intende il corpo più o meno come una bella bistecca senz’anima da sbattere in vetrina. Una pratica moscia da mistico gelatinosi produce effetti speculari: entità eteriche da vendere al super market della spiritualità, che non stanno in piedi neppure da soli ma vogliono lievitare il prossimo.

Il suo organo di senso è la vista: la Tigre guarda e con lo sguardo esprime la forza.

Il modo di usare la mano (Shou Fa) è legata alla presa, atteggiata ad artiglio.

Il gesto tipico è il tirare e spingere per squilibrare e proiettare, in questo senso si può affermare che la lotta tradizionale cinese (Shoubo) sia ben rappresentabile da questo animale.

Naturalmente anche lo stile Hung Gar, nel quale la Tigre è ben presente, predilige questo tipo di presa per afferrare, graffiare, premere punti vitali.

La posizione è gun bo, “arco e freccia”, che sintetizza molto bene l’atteggiamento della spinta in avanti, la pulsione idealista della tigre e dell’elemento Legno, la tendenza a prendere di petto le situazioni, che nel caso del combattimento significa propensione all’attacco frontale senza tanti complimenti.

L’arma naturale è l’alabarda, perché essendo un’arma pesante richiede forza nel maneggiarla.

Il calcio ed il pugno hanno entrambe una direzione verso l’interno (calcio circolare e gancio), proprio perché parliamo di un’energia che stringe, chiude la distanza, come un felino che ghermisce la preda.

Come direbbe il Maestro Georges, anche un abbraccio fraterno o…un solenne baciamano esprime l’energia baldanzosa, espansiva, passionale e nobile della Tigre!

Maestro Davide Milazzo, Scuola LiberTao, Arti del Corpo per Spiriti Liberi


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