Gioco di squadra o solidarietà di gruppo?

Talvolta i termini si prestano a significati ambigui. Mi capita spesso di sentire che nelle arti marziali  ‘manca il gioco di squadra’. L’ argomento merita una risposta articolata e non univoca.

Partiamo dal definire il gioco di squadra per gli sport più diffusi quali il basket e il calcio. La squadra è composta di giocatori, ciascuno con il suo ruolo, intercambiabile all’ inizio di un percorso dilettantistico poi nel tempo sempre più fisso. Ogni atleta si specializza nella sua parte. Questa specializzazione funzionale implica già una forma di selezione delle abilità che l’individuo è in grado di mettere in campo. L’ allenatore dunque favorisce il senso di competizione all’ interno del gruppo per far emergere le abilità individuali che andranno a determinare il ruolo giocato dall’atleta. Se a ciò si aggiunge il fatto che questi sport hanno come fine la competizione per il risultato con una squadra avversaria, si può dedurre che il termine ‘ gioco di squadra’ in realtà è molto basato su criteri individualistici, ovvero sulla bravura a cavarsela in un ruolo specifico, e sulla capacità competitiva sia coi compagni nell’allenamento settimanale sia con gli avversari in eventuali gare. Come funziona all’ interno della Scuola Libertao? Scrivo ora di come intende lo scrivente, educatore e maestro di una scuola di kungfu tradizionale, la questione inerente il rapporto individuo/ gruppo.

Anzitutto, nelle nostre arti è assente l’idea della competizione. Anche qualora si decidesse di partecipare ad una gara, come se pur marginalmente abbiamo fatto anche noi, non può che essere un aspetto del tutto secondario. Non essendo uno sport ma una Via di crescita personale, l’arte marziale non ha nessun metro oggettivo per misurare mettere a confronto e premiare le abilità del soggetto, non abbiamo prestazioni da fare valere. L’ unico confronto serio cui un maestro spinge è quello con se stessi, con i propri limiti. Di qui la centralità della disciplina: abituarsi a non barare con sé stessi, a tirar fuori il meglio di sé in base alle proprie potenzialità. Quindi la disciplina non ha niente a che fare con l’obbedienza militaresca, al contrario!! È invece un modo per costringere l’ego all’ umiltà di vedere il grado di impegno e di rispetto che si mette in gioco. Infatti molti adulti, più difficilmente i bambini, non reggono sul punto e scappano. La disciplina è la strada di un intento pulito, forte, focalizzato, è la strada di una libertà autentica che purtroppo non è sostenibile da tutti. Ma torniamo al tema del gruppo. Ci caratterizza: l’assenza di competizione e una cornice valoriale impostata sulla solidarietà, la fratellanza, la cooperazione e il sostegno reciproco, sulla base del principio “a ciascuno secondo i suoi bisogni e da ciascuno secondo le sue possibilità”.

Tutto questo fa sì che il concetto di crescita personale sia fortemente armonizzato e sostenuto dalla dimensione del gruppo, che ha in questo senso un’importanza molto più pregnante che in sport che vantano ‘gioco di squadra’. La tradizione cui ci riferiamo è un continuo rimando dal microcosmo (il soggetto) al macrocosmo (la natura tutta). E alla capacità di armonizzarsi coi propri simili quanto con gli animali e le energie presenti in natura. Per queste ragioni difendo una visione educativa legata all’ arte marziale che sia del tutto alternativa ad uno spirito competitivo, quello sportivo, che riflette lo spirito di un sistema sociale basato sulla divisione competitiva tra esseri umani quanto sul dominio della natura. La nostra non è un’etica individualista, ma di cooperazione comunitaria, in cui ci si allena ad essere “guerrieri nella vita”. Persone forti e libere perché in grado di sapere scegliere chi essere…e dunque capaci di modificare il proprio “destino personale”. La domanda centrale cui dobbiamo rispondere credo sia: di cosa abbiamo bisogno noi e i nostri figli, della finta libertà consumistica basata sul fare mille attività, tutte superficialmente, sull’avere e fare, fare, fare… O piuttosto di percorsi che diano sostanza a ciò che si è, al proprio interno quanto nella qualità delle relazioni che si costruiscono….

Maestro Davide Milazzo Scuola Libertao Arti del Corpo per Spiriti Liberi


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