Vado in moto da sempre, da quando dodicenne andavo per sentieri sterrati in campagna.
La moto è per me la passione di una vita, ne ho avute di ogni genere e cilindrata, e per anni è stato il mio unico mezzo di locomozione in tutte le stagioni. Mai avuto un incidente, nonostante che neppure oggi, arrivato a 56 anni, si può dire che abbia una guida “da nonno”quando il mio Bandit 1250 mi porta a spasso.
Questo per dire che conosco abbastanza bene la materia.
Il senso di Libertà che si vive su due ruote è impagabile: il contatto diretto con gli elementi, il fatto di sentire la strada come se le gomme delle ruote fossero un’ estensione della pelle, la maestria che si conquista e perfeziona con l’esperienza, la simbiosi col mezzo…
Tutto concorre a fare si che l’ esperienza sia totale, avvolgente, una sorta di meditazione, che come tale comporta completa presenza rilassata, senza fissarsi su niente.
Ma la Libertà non è mai, in nessun caso, menefreghismo per gli altri e mancanza di rispetto.
Liberta’ non ha niente a che spartire con gli atteggiamenti che riscontro in molti smanettoni della domenica, quelli che rendono la strada insopportabile sfrecciando a velocità folli, e piegando come si dovrebbe fare solo in pista.
Costoro sono invece il materiale umano del neoliberismo, che è negazione assoluta della Libertà.
Sono quelli che hanno introiettato il modus operandi di un sistema sociale sempre più prevaricante, violento, distruttivo, guerrafondaio, in cui egomaniaci in lotta permanente gli unici contro tutti tentano di massimizzare il proprio utile, in base alla legge del più forte, “homo homini lupus”.
Gente senza alcuna nozione della sacralità della Vita, la propria, quella degli altri, degli animali selvatici o domestici che si possono incontrare sulla strada.
Se ne fregano di tutto e di tutti, pur di dare sfogo ai propri istinti repressi.
Sembrano tutti fatti con lo stampo, perché il sistema condiziona secondo modalità seriali: hanno tutti due/tre modelli di moto, di tuta, di casco.
Ed è un conformismo mortifero quello che invade la tua corsia in curva o che ti sfiora mentre ti sorpassa, magari salutandoti con la gambetta, per aggiungere un tocco di grottesco in più. E così pian piano queste considerazioni amare, che avevo in testa anche ieri passando per il Muraglione, mi tolgono via parte del piacere di guidare, e di godermi la moto. Gli smanettoni ritardati ci sono sempre stati ma negli ultimi anni la situazione trovo che stia peggiorando drasticamente, proprio perché si portano dietro i condizionamenti sempre più pervasivi di un sistema neoliberista invivibile e violento arrivato alla fase putrescente.
Senza che se ne rendano certamente conto, sono povere vittime inconsapevoli, certo.
Ma invadono il mio spazio vitale sulla strada.
E costituiscono una minaccia per tutti, specie anziani e animali, i meno reattivi, con la tipica vigliaccheria arrogante che richiede l’ essere conformi alla società liberista.
Quindi costoro attivano il mio cervello rettiliano, quello del “combatti o fuggi”. Che nel mio caso è solo combatti.
E non mi piace essere costretto a vivermi sentimenti negativi e bellicosi mentre vado in moto, mi sporcano l’ esperienza.
Di fatto questi soggetti non solo mettono a repentaglio la vita degli altri, ma riescono a rubarti comunque qualcosa, una parte della pace e della Libertà che vorresti vivere su due ruote.
La Libertà può essere soltanto un’ esperienza che dall’ individuo si estende a tutta la collettività, il contrario della contrapposizione tra i due aspetti che è il credo liberista.
Ciò implica rispetto, empatia, senso del limite, e la sacralità della Vita come valore indiscutibile e bene Comune da difendere.
Gli egomaniaci smanettoni si facciano curare ed evitino la moto, almeno per strada, perché amplificano il senso del brutto e del decadente che questa società si porta dietro.
Fanno pensare al peggio, alle guerre permanenti, alle imposizioni sanitarie, alla devastazione ambientale, eccetera.
Guastano il paesaggio, e coprono talvolta la musica del motore, lasciando una scia di squallore e di disumanizzazione.
Davide Milazzo, Ai Wushi
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