Questo articolo si ispira agli insegnamenti di Don Juan Matus, sciamano Yaqui, come riportati da Carlos Castaneda nel suo importante libro “A scuola dallo stregone”.
Tuttavia ritengo che i Quattro Nemici siano ostacoli che ricorrono anche in altre tradizioni sapienziali.
Motivi trasversali e archetipici che chiunque percorra un Cammino di Liberazione deve conoscere e affrontare.
Come insegnante di arti marziali riconosco in me questi nemici, e li osservo tendere agguati ai miei allievi.
In ogni percorso iniziatico un “Uomo di Conoscenza”, come lo definisce Castaneda, ma potremmo dire un Guerriero, o un Cercatore, è dentro di sé che deve sconfiggere i nemici più cruenti.
Solo attraversando da vincitori queste battaglie si può sperare di avere una presa reale e trasformativa sulla realtà, che non sia vuota proiezione egoica.
I Quattro Nemici sono:
La Paura, La Lucidità, Il Potere, La Vecchiaia.
Vediamoli analiticamente.
1. La Paura. È l’ archetipo della soglia iniziatica, il guardiano della porta.
Quale è la Paura personale che stiamo evitando? Non si tratta di eliminarla, ma di attraversarla. È l’ Ombra di cui parla Jung, che se non viene riconosciuta e integrata ci impedisce di evolvere, oltre che provocare sofferenze indicibili e automatismi, anche per tutta la vita.
Il guerriero è consapevole che la conoscenza autentica non è confermare le proprie convinzioni, ma distruggerle. In questo modo supera la paura del vuoto, del non sapere chi si è, maschera delle identità rigide.
“Se pur tremando continui a camminare, la paura si dissolve come nebbia del mattino” (Castaneda, Op.cit).
Attraversare la Paura porta ad una grande trasparenza interiore, ad una visione acuta, che tuttavia costituisce il secondo nemico.
2. La Lucidità Mentale. Se la Paura è la soglia, la Lucidità è il Miraggio, l’ illusione di essere arrivati. È l’inganno di una chiarezza che abbaglia, pur scacciando la Paura. Porta l’ uomo a non dubitare mai di sé stesso e a credere di poter fare tutto. Credere di vedere tutto e paradossalmente diventare ciechi, smettendo di dubitare. È l’ errore tipico del praticante che ha messo insieme un po’ di esperienza, e con ciò scambia un po’ di Visione col vedere Tutto.
Anche chi si ritiene Maestro ma non sconfigge questo nemico, può restare in realtà per tutta la vita un apprendista che se la racconta, che non impara più niente perché crede di non avere più niente da imparare.
La Lucidità diviene quindi un punto cieco davanti agli occhi , che implica un’ identità irrigidita attorno all’ immagine di sé com’è illuminato, maestro, stratega, ecc.
Questo nemico, come tutti gli altri, non si combatte con la forza, bensì con la pazienza e l’umiltà, le sole che possono condurre a mettere in discussione le proprie granitiche certezze, sempre indice di debolezza, come la fragilità della roccia che si sgretola e diviene polvere sotto gli urti della Vita.
Con umiltà, pazienza e perseveranza sarà possibile trasformare la Lucidità in vera consapevolezza. Ciò conduce al terzo nemico.
3. Il Potere. Attraversata la Porta della Paura, dissolto il Miraggio della Lucidità, è ora di combattere il più forte di tutti i nemici interiori: il Potere, che si presenta sotto le spoglie della Vetta cui conduce la Via.
L’uomo a questo stadio conosce e agisce, ha acquisito capacità autentiche, e per questo è temuto e rispettato. Qui’ nasce il pericolo di identificarsi col Potere stesso, diventando un padrone.
Colui che perde il contatto con la sorgente spirituale del cammino diventa un tiranno senza cuore, vittima di un veleno sottile, il potere, che corrode dall’ interno.
Un tale uomo, a causa dell’ ossessione per il controllo e il comando degli altri, perde totalmente il controllo di sé stesso e viene posseduto dal Potere. Ogni suo gesto, pensiero, azione, avrà quel tipo di movente, mai del tutto saziabile, una sorta di tossicodipendenza.
Il Potere dunque non è più un mezzo per avanzare sulla Via ma una maschera del sé, uno specchio narcisistico. Simbolicamente ha l’ energia del Fuoco: può trasformare come distruggere.
Dice Don Juan che non serve rinnegarlo e reprimerlo, perché ogni relazione ha a che fare col Potere. Occorre “governarlo interiormente, tenerlo in pugno con cura e con fede, rimanere più profondi del proprio potere. Solo chi non si confonde con ciò che può resta un Uomo.”
Aver varcato la Soglia, dissolto il Miraggio, svalicato la Vetta del potere egoico del despota per dirigersi nella quiete della valle guidato da vero Coraggio, Forza e Conoscenza, sopraggiunge il quarto Nemico.
4. La Vecchiaia. È il nemico silenzioso, il più crudele, che attende in fondo alla Via. Quando tutto appare Compiuto, appare un nemico che veste i panni della seduzione.
È apparentemente gentile, calmo, benigno.
Ci parla di riposo, di quiete, di tregua. Dice Don Juan: “questo nemico è il più crudele di tutti, il solo che non potrà mai essere del tutto vinto, ma solo scacciato. Se il guerriero si adagia nella stanchezza avrà perduto l’ ultimo combattimento, e l’ opera intera della sua vita andrà distrutta”.
Non si tratta tanto di declino biologico, ma dell’ affievolirsi dell’intento.
L’ uomo si sente finalmente completo e smette di cercare, ma in tal modo perde irrimediabilmente la Via.
Simbolicamente la Vecchiaia è l’ acqua stagnante dopo il fuoco del Potere.
L’ultimo nemico non è la morte, ma la morte prima della fine, quella che fa perdere il senso della battaglia, il fuoco, il desiderio di servire se stessi e il prossimo.
Allora nella sconfitta di una vita ordinaria ci si rifugierà nel passato, nei ricordi, e si smetterà di vivere il presente come sfida spirituale.
Don Juan: ” La vecchiaia, pur impossibile da sconfiggere, può essere scacciata spogliandosi della stanchezza e affrontando il proprio destino fino all’ ultimo.”
È una vittoria che dura un istante, che pure vale un’ intera Vita.
È un momento del Presente assoluto, in cui tutto converge: la Paura è vinta, la Lucidità superata, il Potere dominato, e il tempo della Vecchiaia è messo in scacco da un Intento profondo.
Il Guerriero vive fino all’ ultimo respiro, proprio perché sa che nulla dura vive ogni istante come fosse l’ ultimo.
Tematica ricorrente anche nel Taoismo:
” Colui che possiede la Via non si stanca mai di seguire la Via. Egli vive nel mondo, ma non vi si adagia” (Laotsu)
Nell’ induismo troviamo scritto nella Bhagavad Gita:
“Disse Krishna ad Arjuna: combatti fino all’ ultimo, senza mai desiderare il frutto della tua lotta.”
Le idee e le pratiche sapienziali antiche dunque sono una sfida alla cultura dominante di oggi, che concepisce la giovinezza solo come estetismo e la vecchiaia come declino.
La vera vecchiaia è quella dello spirito, quando si rinuncia ad amare se stessi, quindi il prossimo.
Un guerriero continua imperterrito a trasformarsi, incurante della gloria e dell’ eternità, puntando dritto a quel lampo di un’ istante in cui i Quattro Nemici saranno vinti.
Davide Milazzo, Ai Wushi
Scuola LiberTao Arti del Corpo per Liberare lo Spirito
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