“Quel che decidi di credere segna tutti i tuoi pensieri, tutte le emozioni, e darà inesorabilmente forma a tutta la tua esistenza”. (Marco Guzzi)
Essere Corpo e Spirito è essere Rivoluzione permanente: semper incipit, ricomincia sempre.
Rivoluzione evoca nella sua etimologia latina un concetto di ritorno, di ciclicità circolare,
fu nel Settecento illuminista che il termine mutò significato: esteso al campo politico, passò ad indicare non più una trasformazione ciclica, un perenne ritorno o ripetizione, ma un brusco cambiamento.
A me piace usare il termine nella sua duplice accezione, antica e moderna, in modo cioè che il significato moderno di cambiamento radicale si possa conciliare con quello del ritorno e della ciclicità. Mai più il mito del progresso, il tempo lineare, neppure nella sua versione proletaria: il sol dell’avvenire. Robaccia. Il tempo della destituzione rivoluzionaria è adesso, e non poggia su alcuna alleanza col fluire del tempo storico. Non c’è alcun determinismo, ma solo la Libertà di scelta e di azione, soprattutto.
Perciò occorre scegliere bene e un agiure impeccabile.
Finito il liceo classico di Pesaro nel 1988, la prima cosa che mi sono fiondato a fare, dopo aver trovato un lavoro che mi mantenesse a Bologna, è stata raggiungere la rivoluzione in Nicaragua.
E poi negli anni a seguire andai con lo stesso scopo in Salvador, in Guatemala, in Chiapas (Messico).
Uno dei miei maestri mi ha detto un giorno che nel calendario Maya sono un “allacciatore di mondi”: all’oggi è la sola e unica definizione di me stesso che accetto senza nessuna sensazione di asfissia respiratoria.
Sono un allacciatore di mondi da sempre.
Avevo solo 19 anni alla prima esperienza in cui andai a raccogliere il caffè in una comunità sandinista. in Nicaragua. Lavoravo da volontario per contribuire alla rivoluzione, ma il punto non era tanto il lavoro, quello era solo un mezzo per arrivare a creare rapporti.
Vivevo con loro, dormivo in una capanna di fango e paglia, con una famiglia di otto persone e una scrofa che mi si è subito affezionata, e io a lei. Mi svegliava leccandomi la faccia per andare al lavoro, alle 4 del mattino: ho ancora una foto del suo primo piano.
In situazioni così si creano legami straordinari.
Era una comunità campesina, gente semplice, ma con una capacità di comprensione della realtà elevata, e dunque con una capacità di trasformazione rivoluzionaria tale che metteva i brividi.
Fui subito colpito già da quella esperienza dai compagni che avevano una formazione cristiana rivoluzionaria.
Uno shock, che ha continuato ad agire dentro di me per tutta la vita, continuando ad interrogarmi.
Erano i migliori, i più veri, avevano intorno una luce e una forza che altri compagni che ideologicamente inquadravo meglio, e che erano parte della mia esperienza politica, non avevano. Questi ultimi spesso erano anzi opachi, erano mossi da opportunismi di varia natura all’Interno di un processo rivoluzionario allora vincente.
I compagni cristiani invece….uau!!
I più coraggiosi negli scontri con i contras, i mercenari sanguinari pagati dagli Usa per destabilizzare questo minuscolo paese di laghi e vulcani che osava alzare la testa in quel che tutt’ oggi gli yankee definiscono “il nostro cortile di casa”. Un cortile in cui da sempre dominano indisturbate oligarchie crudeli, spietate, che con i loro squadroni della morte e i loro dittatori fantoccio governano i paesi centroamericani per conto del padrone, gli Usa. Esiste persino un istituto preposto all’addestramento alla tortura, che agisce sotto copertura, finanziato dalla Cia, che porta il nome di istituto per la democrazia o qualcosa di simile.
In Nicaragua tutti avevano in famiglia morti, feriti o scomparsi, sia prima della Rivoluzione del 1979 che ha destituito il dittatore Somoza, che dopo, per mano dei Contra, che arrivavano furtivi di notte attaccando i villaggi, oppure avvelenavano i pozzi o lanciavano attacchi batteriologici. Chi dubita della capacità degli yankee di usare armi chimiche devastanti non conosce la storia del centroamerica.
I contra arrivavano dall’ Honduras, la repubblica delle banane per antonomasia, il più fedele al padrone del “cortile di casa”.
E dunque i compagni più valorosi e indomiti che ho conosciuto erano cristiani.
Da ateo prendevo parte alle loro messe restando folgorato dalla forza che trasmettevano. Messe in cui si mescolavano il fracasso dei giochi dei bambini, le omelie del prete contro l’ imperialismo e per socializzare le terre, evolvere le coscienze, inventarsi una vita nuova nella fucina della rivoluzione.
La gente interveniva, parlava, non era per niente passiva.
E c’era molto, tanto cuore. Mentre se faccio un bilancio delle migliaia di ore di vita sprecate nelle riunioni o nelle assemblee con quei pippari duri e truci dei miei compagni (che furono)…meglio non pensarci.
In sottofondo a volte sentivo le smitragliate del nemico, o le granate, a pochi km di distanza. Niente rispetto ai raid aerei in Salvador sulle zone liberate dal movimento rivoluzionario Fmln, ma comunque inquietanti.
Quando il nemico è riuscito a vincere sulla rivoluzione, quando Golia è riuscito a schiacciare Davide, ho visto quei compagni cristiani non arrendersi, non demotivarsi nell’azione rivoluzionaria. Anzi ardevano più di prima. Sono tornato dunque nel Nicaragua normalizzato, con tanti compagni riciclati, venduti ai nuovi padroni: ma loro no. Avevano un’ etica interiore che li teneva integri. Avevano uno Spirito, e i loro modi per coltivarlo, ad impedire loro di tornare ad essere schiavi. Erano indomiti, quindi.
Come padre Ubaldo Gervasoni, un prete italiano che come me era lì per sostenere la rivoluzione. Fu sequestrato dai contras, torturato, ma non fece mai i nomi dei suoi compagni che l’aiutavano a sostenere la piccola comunità a Waslala, al confine con l’Honduras.
Chi ha spirito è inarrestabile.
Se invece la dimensione è solo mentale, di testa, è un attimo svendersi, raccontarsi di essere quel che non si è.
A 20 anni vedevo tutto questo, lo intuivo che il messaggio di questo grande insegnamento sarebbe maturato in me a tempo debito.
Avrei dovuto sbattere la testa per decenni contro molte illusioni, delusioni, tradimenti, esperienze storiche e vicende umane, relazioni, affetti, che si sono sbriciolati nell’anno di svolta epocale 2020.
Dopo il 2020/22, periodo cui sono molto grato per avermi dato l’ opportunità di comprendere meglio me stesso e andare più in profondità, ora so perché ho amato quei compagni cristiani sin da subito, da quando non potevo ancora capirli fino in fondo.
Non si tratta dell’ aspetto religioso, non sono cristiano infatti. Ma è una questione di essere Spirito: questa è la qualità rivoluzionaria che rende Irriducibili e autenticamente rivoluzionari. Il nemico qualsiasi esso sia, per me da sempre il capitalismo e i suoi esecutori, potrà riuscire a recidere i legami esterni a me, come infatti è accaduto nel 2020, ma mai e poi mai potrà prendermi lo spirito nella misura in cui lo coltivo consapevolmente come Libertà e appartenenza al Cosmo.
“Quando all’uomo del paleolitico, o al bambino ancor oggi, chiedevi chi sei la sua risposta era io sono il cosmo”. Francesco Benozzo, Piccolo manuale di diserzione quotidiana)
E come allora trovai don Ubaldo, oggi incontro Marco Guzzi e il movimento Darsi Pace: non ho bisogno di aderire, ma il loro messaggio mi arriva dritto al cuore e nell’ essenza è identico a quello che cerco di condividere con l’ esperienza di Scuola LiberTao.
Scuola nata come Arti del corpo per spiriti liberi, ma che giustamente Denise propone di ribattezzare Arti del corpo per liberare lo spirito.
Possedere il corpo e coltivare lo spirito: senza questo passaggio, probabilmente, questo sistema di morte “farà di noi cenere” come dice Guzzi.
La disgregazione interiore accompagna come fattore ideologico determininante tutta la storia del capitalismo dalla modernità in poi. Cartesio e il “cogito ergo sum” riassumono bene la faccenda: il capitale nella fase dell’ accumulazione originaria ha strappato violentemente i corpi non solo dalle menti, ma dal Cosmo, per farne appendici delle macchine. E vediamo bene come oggi il processo sia andato avanti.
Ma sappiamo bene che si può beniossimo essere senza pensare. E che si pensa molto meglio passando dall’essere qui e ora, che è imprescindibile dall’avere il corpo.
Come può sperare di cambiare il mondo chi non è in grado di cambiare una virgola di sè, chi sceglie di essere vittima di se stesso, dei propri meccanismi difensivi egoico bellici che ci confermano la stessa identica separazione dal cosmo continuamente nutrita e rinforzata dal sistema.
Quando un soggetto disgregato indossa una qualche maschera ideologica si hanno spesso i risultati più catastrofici, e ciò spiega perchè nelle vicende degli ultimi anni, con la “guerra sanitaria”, i peggiori aguzzini siano stati proprio gente che si definiva libertaria, rivoluzionaria, antagonista, autonoma, ecc.
Se avessero avuto l’ordine dallo stato probabilmente avrebbero avuto la capacità di arrivare senza problemi nè rimorsi alla violenza fisica e alla segregazione di chi non si è omologato. Chi pensa sia una esagerazione lo pensa per un motivo molto semplice: perchè il suo è un pensiero di chi si è omologato e non è in grado di mettersi nei panni di chi non lo è stato.
E’ bene tenerlo a mente: ci saranno altre occasioni.
Un rivoluzionario oggi è irriducibile perché grazie a pratiche di lavoro interiore è soggetto Integro. Quindi libero e incoercibile perché ha compreso che il primo indispensabile campo di battaglia è dentro se stessi: non è più la presa della Bastiglia o del Palazzo d’ Inverno.
Sarò stato forse un ingenuo, ma ho potuto capire ciò niente affatto per acquisizione intellettuale, bensì per l’esperienza diretta che ho vissuto negli anni dell’orrore 2020-22, mentre imperversava la violenza di stato e vedevo cadere uno a uno miei compagni di lotta di una vita, improvvisamente fattisi servi dell’ingiustizia, della repressione forsennata che si è abbattuta su tutti i disertori.
Ma loro malgrado, ci hanno fatto un regalo immenso, anzi moltissimi regali di cui sarebbe lungo parlare, ma il principale è scoprire che la Libertà è una conquista interiore, non esterna.
Quindi non potendomi portare via niente cui tengo veramente, non avendo altro di più prezioso della Libertà, della loro repressione, sostanzialmente, me ne fotto.
Davide Milazzo,Ai Wushi
Scuola LiberTao Arti del Corpo per Liberare lo Spirito

