
“Nella prima fase dalle nostra evoluzione (Paleolitico superiore, a partire da 5 milioni di anni fa), prima dell’introduzione di concetti elaborati a partire dal Neolitico (9000 anni fa), “Io sono” significava “Io sono il cosmo”. L’uomo pre-neolitico e il bambino vivono nella totalità dei fatti e sono la totalità dei fatti”.
Francesco Benozzo, Piccolo manuale di diserzione quotidiana, La vela, 2025
Viviamo in un contesto socioculturale che ha estirpato l’ incanto dai suoi orizzonti.
La magia dell’ appartenenza al Tutto, all’ universo e all’ energia che vi abita è stata seppellita sotto uno spesso strato di meccanicismo razionalista che spezza in due energia e materia, spirito e corpo.
Un processo plurisecolare, iniziato dagli albori della modernità capitalista nel sedicesimo secolo, a partire da due grandi olocausti: la caccia alle streghe e il colonialismo. Entrambe fatti storici che hanno devastato sistematicamente le culture popolari legate alla Madre Terra e ai cicli naturali, per affermare l’uomo come appendice della macchina, della produzione e del dominio captalista.
Fino ai giorni nostri, in cui il processo è talmente avanti che si arriva al surrogato dell’intelligenza umana, l’ “intelligenza artificiale” e alla digitalizzazione integrale delle nostre vite, dunque a forme di comando dispotico poco visibile, ma molto efficaci per l’ oligarchia al comando.
Ciò impedisce ai più di saper dialogare con gli alberi, con gli animali, con i fiumi e le montagne con l’ antica consapevolezza di essere Uno.
Quel che era connaturato diventa ostile, oggetto di scherno, o di impostura commerciale.
La stessa separazione si rovescia all’ interno di se stessi, con conseguenze disastrose per la tenuta psichica, per la coerenza del sé, che ha bisogno di tutte queste componenti per armonizzarsi. La dimensione del meccanicismo materialista è pervasiva, e intossica lentamente, perchè cozza con laa nostra natura profonda.
A parte quel che è la vita di pochi visionari ribelli e disertori da questo orrorifico disincanto, per i più non vi è altro destino che il disincantato “produci consuma crepa”.
E vai a coricarti senza storie della buona notte, senza racconti davanti al focolare, senza sogni di sovversione elaborati nelle feste popolari, o ai tavoli delle osterie.
Muore il racconto e il raccontarsi, oggetto specifico dell’alterità irriducibile, per lasciar posto unicamente ad un eterno presente in decomposizione, quello del neoliberalismo e le sue emergenze continue.
In poche parole: non vedere, non sentire altro che la nauseante e opprimente dimensione del tempo e dello spazio imposto dal capitale, dalla sua “ragione” che tutto appiattisce in funzione del dominio.
E soprattutto: sii senza speranze, e muori lentamente, depresso e infelice. Amen.
PERÒ…………..
A ben vedere la propaganda del regime è si pregna di disincanto, ma ha una forma di incanto tutto suo, quasi una magia nera, una santificazione religiosa di tutto ciò che è mortifero, distruttivo, divisivo.
Ora arriva il “kit di sopravvivenza 72 ore”, l’ ennesima barzelletta, che umilia l’ intelligenza dei “sudditi” che vi danno credito. Ma anche una promessa miracolistica, una cialtroneria salvifica che nell’ essenza contiene lo stesso identico messaggio della “salvifica promessa vaccinale” di due anni fa.
Entrambe le guerre, sanitaria e termonucleare, hanno lo stesso impianto fideistico-religioso che farebbe impallidire padre Pio e le sue stimmate.
Nessuna corte dei miracoli regge il confronto con la magia dell’ oligarchia.
Wanna Marchi al cospetto è una dilettante.
Entrambe gli incantesimi di massa hanno avuto e hanno pretacci, cantori, zimbelli, tribunali di inquisizione, eretici e streghe da bruciare.
E miracoli da luna park da vendere al supermarket del capitale.
Robaccia che nessun essere integro, senziente e capace di discernimento vorrebbe neppure gratis da buttare tra le cianfrusaglie in garage, e che tantomeno si farebbe mai sparare nel corpo o nel cervello, ma hanno comunque incredibile fortuna. Qui i ricorsi storici si sprecano, e checché si scandalizzino i vari lacchè di regime, il paragone col terzo Reich e la sua propaganda di manipolazione delle masse, è assolutamente pertinente, eccome!!
Per quanto mi riguarda, non esiste nessuna possibilità di scelta diversa dalla diserzione e dal sabotaggio di ogni guerra, ieri come oggi.
Subire violenza non è MAI scegliere: mettiamo a posto la sintassi di base.
La diserzione è la sola risposta libera a ciò che è imposto con la violenza.
Di fronte alle guerre contro l’ umanità, comunque siano travestite, da qualsiasi incanto mortifero siano ammantate, occorre avere come principale kit di sopravvivenza l’amore, il voltare le spalle al sistema di morte per praticare la vita.
Occorre più che mai avere le istruzioni d’uso del corpo per accedere agli stati psico emotivi e stare bene subito, qui e ora. la felicità è sempre rivoluzionaria, quanto l’oppressione è sempre depressiva.
Davide Milazzo, Ai Wushi, Scuola liberTao arti del corpo per spiriti liberi
