
Il Fuoco ispiratore
Nel periodo settembre 2024- gennaio 2025 ho avuto la fortuna di abitare una casetta a Sambuca Pistoiese, un borgo antico abbarbicato tra rocce e boschi che insieme al vicino Monte Cavallo ho sempre ritenuto il mio rifugio dell’anima.
Ho qui vissuto negli ultimi 20 anni, tra bivacchi e rifugi, alcune delle esperienze più intense e significative della mia vita, tra cui ritiri di arti marziali di Scuola LiberTao, fughe romantiche, solitarie riflessioni, bellissime chiacchierate con gli amici, tragici incidenti, incontri magici con cervi, volpi, serpenti e cinghiali….
E poi gli alberi, per lo più castagni pieni di memoria e dignità, anche da morti.
Dunque abitare questa casetta con Denise, Uma e Tai (la mia famiglia) è stato un capitolo di una lunga storia.
Ma anche una sincronicità, che ancora una volta mi conferma che quando sono in contatto con la mia anima, grazie a questi luoghi più che mai, tutto può accadere in termini di Visioni, esperienze di crescita, lampi di consapevolezza forieri di cambiamenti.
E così questa volta è capitato semplicemente che ho letto molto, davanti al fuoco del camino, in ogni fine settimana che mi è stato possibile andare lassù.
Si è creato un filo rosso, un circolo virtuoso tra una lettura e l’altra, come se si verificasse una particolare attrazione magnetica tra i libri che via via andavo incontrando.
Ho dunque deciso di stendere per iscritto i titoli e comporre una piccola bibliografia che ho titolato “ Fuochi d’amore e Libertà”.
Devo chiarire che si tratta di una mia licenza poetica, perché quasi nessuno dei testi in questione ha per oggetto questi temi in modo diretto.
Eppure questo è il senso che conferisco alla loro lettura davanti al focolare. Fuoco chiama fuoco, l’elemento trasformativo per eccellenza, che nel pensiero classico cinese è simbolo del grande yang, del cuore, del pugno, della spada, dell’estate, dell’energia più sottile, volatile, diffusiva, del calore che induce cambiamento di stato.
Amore e Libertà sono due temi che per me oggi costituiscono il centro del pensiero e dell’agire rivoluzionario teso a trasformare l’interiorità personale e a contrastare il deserto mortifero chiamato capitalismo transumano in cui siamo immersi.
Lavoro di resurrezione e insurrezione dunque.
L’apprendimento è di per sé un atto rivoluzionario, se seguiamo ad esempio la teoria epistemologica del filosofo indiano Jiddu Krishnamurti (1895-1986).
A lui dobbiamo la consapevolezza che l’apprendimento è affatto diverso dalla conoscenza intesa come accumulo lineare di nozioni, che anzi diventa un fardello, un ostacolo sempre più pesante per l’apprendere.
L’apprendimento così inteso implica quel che Taoismo e Buddismo Zen chiamano “vuoto di cuore”: un vuoto che permette di accogliere senza il filtro deformante dei propri condizionamenti, ideologie, appartenenze identitarie, esperienze passate.
La conoscenza è basata sull’esperienza del passato e le impressioni-idee che ne abbiamo tratto, dunque conferma sempre se stessa, è tautologica e impedisce qualsiasi chance di cambiamento.
Nel caso invece dell’appprenimento conta il qui e ora dello spazio vuoto e abbiamo sempre la possibilità di rivolgimenti, fratture o ricomposizioni, balzi in avanti, ritorni fecondi che permettono di vedere le cose in una luce diversa.
L’apprendimento si radica nel cuore aperto e vuoto, la conoscenza sulla mente piena e chiusa.
L’apprendimento è anche superamento del dualismo mente-corpo, perché presuppone la capacità di fare il vuoto, che è un’esperienza fisica, corporea, e non intellettualistica. Presuppone cioè il padroneggiare pratiche a ciò testate per lo meno in qualche migliaio di anni.
Aggiungo che l’apprendimento è propizio alla rivoluzione (etimologicamente: revolutio, Ritorno) e procede con un movimento circolare che ha inizio da dentro di sé, dalla profondità dell’essere che va a colpire, per poi andare verso l’esterno, e tornare ancora…sempre più leggeri, abbandonando il superfluo, come l’attaccamento al passato o all’idea di futuro.
La conoscenza invece perpetua la stasi sempiterna, con un movimento lineare e cumulativo da fuori (condizionamenti ecc.) verso l’interno, e riempie quel che l’altro svuota.
La lettura di un buon libro, qualora incontri la disposizione del cuore vuoto, destabilizza qualsiasi certezza ideologica, mette in moto processi di rinnovamento aprendo finestre e sfondando muri.
La comunicazione social, ovvero la forma più diffusa della conoscenza post moderna, se non viene gestita con discernimento colpisce e alimenta il mentale, dunque la dimensione egoico/emotiva del soggetto, finendo per impoverirlo non solo in senso cognitivo ed intellettivo, ma nel suo stesso gradiente di umanità, rinforzando i meccanismi difensivi e reattivi che separano e individualizzano.
La sana lettura crea coscienza e porta all’azione, affogare (più che navigare) nei social porta alla re-azione impotente, frustrata, rancorosa, o all’evasione frivola, che nell’illusione di ammazzare il tempo lo sacralizza nella sua dimensione malata e decadente che abbiamo innanzi. Una sorta di continuazione dell’happy hour con altri mezzi.
Una coscienza che si illumina e si espande può facilmente incontrare empaticamente altre libere coscienze, mentre nel mondo del virtuale ci si individualizza e sovente disumanizza. Tutto è ridotto a emoticon, likes, invettive, giudizi tagliati via, creazione di sempre nuove categorie di soggetti da criminalizzare o emulare in quanto espressione del pensiero unico, ecc.
Sempre bene specificare: ciò è vero nella modalità inconsapevole della fruizione di massa, così come attentamente pianificata e voluta nell’ambito delle tecnologie militari a disposizione dell’elite dominante (Facebook docet).
La tecnologia può essere infatti anche un utile campo di battaglia, per quanto i social siano sempre più dominati dalla censura, dai cacciatori di fakes al servizio delle multinazionali che decidono quel che si può pensare e quel che non si può, un tipo di censura molto più potente di quella un tempo gestita in proprio dallo stato.
Anche perché in questo quadro ogni soggetto fruitore diviene una sorta di “infrastruttura” che produce dati a disposizione del sistema. Un nodo della “mente alveare”, come la chiamano gli ideologi di regime, in cui le masse vengono irregimentate, uniformate, infine schiavizzate e controllate grazie ad algoritmi.
L’unica libertà che il sistema è disposto a concedere è quella di essere schiavi che non sappiano di esserlo.
La violenza, la riduzione in schiavitù, lo stato d’emergenza permanente nelle varie forme declinato, il colonialismo, non sono solo le fondamenta del capitalismo nella fase dell’accumulazione originaria, tra il 1500 e il 1800.
Sono invece caratteristiche strutturali e ineliminabili dal perimetro di questo sistema, pur con forme sempre mutevoli e cicliche.
Le navi partite dall’Europa alla conquista del “nuovo mondo” nel sedicesimo secolo, che hanno causato l’estinzione del 90-95% della popolazione dei nativi americani, sono ben identificabili come colonialismo (e ciò non di meno, tutt’ora celebrate)
Lo sono meno le sembianze di organismi come il fondo monetario, la banca mondiale e i loro piani di aggiustamento strutturale di stampo liberista, con i quali continuano a tenere nella miseria la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.
Lo sono ancora meno le direttive imposte da organismi come l’Oms, che dovrebbero garantire la salute collettiva dei popoli mentre hanno dimostrato coi fatti di essere al servizio dei loro finanziatori: multinazionali farmaceutiche e “filantropi” miliardari con interessi diretti nel business delle malattie.
Dunque c’è bisogno di leggere libri che inneschino o potenzino il cambiamento con tutto l’amore, la bellezza, la poesia necessarie a scalfire la desertificazione che avanza, questa bruttezza senz’anima che si impossessa di territori sempre più vasti.
Ogni forma di Vita pulsante, ogni slancio vitale, ogni esperienza comunitaria che condivida pratiche e azioni non riconducibili al dominio o all’alienazione cybertecnologica oggi è esperienza rivoluzionaria.
E potenza destituente della non-vita che viene imposta come unica possibile, senza alternative, diabolica visione incantata spacciata proprio dagli stessi sostenitori del disincanto.
Mi auguro che questa bibliografia sia utile anche per altri come lo è stata per me per accendere amorosi fuochi di Liberazione, e alimentare le fiamme di una passione durevole.
Ai Wushi, Davide Milazzo
Fuochi d’Amore e Libertà,
bibliografia esperienziale (che mai sarà conclusa)
James Hillman, Il codice dell’anima
Alberto Meschiari, L’etica del reincanto
Herman Hess, Siddharta
Giuseppe Aiello, Toismo e anarchia
Giuseppe Aiello, Il mistero (solubile) dello zucchero assassino. Una storia di cibo, dominio, denaro e scienza.
Massimo Citro Dalla Riva, Diversamente sani
Alexander Lowen, La spiritualità dl corpo
Alexander Lowen, Amore, sesso e cuore
Alexander Lowen, Il linguaggio del corpo
Loy Mamè, Le costellazioni familiari
Marcello Tarì, Non esiste la rivoluzione infelice
Tomasz Parcewski, Kronstadt nella rivoluzione russa
Silvia Federici, Calibano e la strega
Silvia Federici, Caccia alle streghe e capitale
Silvia Federici, Oltre la periferia della pelle
Donatella Vinci, Sono arsa di sete. Iniziarsi all’orfismo
Marco Guzzi, Gli anni d’oro. 2020-2026
Oscar Valentini, Tao delle emozioni
Lev Tolstoy, Sulla non azione
Marshall B. Rosemberg, Le parole sono finestre (oppure muri). Introduzione alla comunicazione non violenta



