La Scimmia, elemento Acqua: l’irriverenza creativa e sovversiva.

“Sarà una risata che vi seppellira” (Michail Bakunin)

LUNEDI 15/11 ORE 18 SU ZOOM – LEZIONE DI APPROFONDIMENTO SULLA SCIMMIA NEL KUNGFU/ QIGONG.

PRENOTAZIONI: davidemilazzo@hotmail.it

Se parliamo della scimmia, è dell’elemento acqua che parliamo, dunque del Tai Yin ( lo Yin estremo).

Un po’ come il Leopardo, che incarna la sua energia opposta, il Fuoco, è dunque un’energia estrema, ben rappresentata dall’indole imprevedibile, giocosa, mutevole, inafferrabile che questo animale rappresenta.

La sua è una forza Yin, dunque ama spiazzare, sorprendere con movimenti veloci quanto nascosti…e spesso attacchi portati alle parti nascoste. Non è raro trovare tecniche nominate “La scimmia bianca ruba la pesca” o “Il gibbone bianco esce dalla caverna”, a indicare questa inclinazione della scimmia al muoversi nell’ombra, furtiva, e a colpire basso, spesso ai genitali.  Del resto è connesso con l’energia dell’acqua questa idea di muoversi verso il basso, in modo fluido, adattandosi alle circostanze, per manifestare una forza dunque di natura morbida che sgretola anche la dura pietra.

Per analogia, l’acqua in natura è simboleggiata dall’energia dell’inverno: tutto si ritrae, si nasconde, molti animali vanno in letargo, molte specie vegetali dormono, i ritmi vitali in generale rallentano o sprofondano in dimensioni non visibili.

Nel microcosmo uomo, all’acqua è connessa un’energia altrettanto preziosa e nascosta in profondità, quella dei reni, il Jing. Ad esso è connessa la riproduzione, la sessualità, il vigore fisico in generale. Il Jing dei reni nutre le ossa ed il suo contenuto, il midollo.

Nelle pratiche di cui ci occupiamo, indipendentemente dal fatto che le vogliamo chiamare Qigong o Kungfu, il lavoro dedicato all’Elemento Acqua è dunque rinforzare le ossa, ammorbidire le articolazioni, rinforzare la struttura corporea in generale.

Non a caso la scimmia ama le cadute, che richiedono e coltivano esattamente le qualità suddette. Con la stessa logica, le cadute della scimmia possono essere lanciate contro un avversario per comprometterne l’equilibrio o provocargli danni alle ossa.

Dal punto di vista emotivo l’emozione connessa ai reni, se in equilibrio, è la giusta dose di paura che permette la conservazione, dunque la prudenza, di cui la Scimmia è maestra. Nella sua tattica in combattimento, si finge paurosa per disorientare, ma è proprio quando apparentemente si ritira che sferra gli attacchi più decisivi. L’emozione che lede i reni è l’eccesso di paura che blocca nelle decisioni, che rende perennemente insicuri ed in balia degli eventi.

A livello sottile l’energia connessa ai reni e all’Elemento acqua è lo “Zhi”, la Volontà. La volontà rappresenta la possibilità di dare attuazione concreta ai propositi designati dall’intenzione (Yi). Un praticante che voglia essere Guerriero nella vita, è capace di individuare e far brillare con la forza del cuore e dello Shen (il proprio Spirito) il suo destino personale, e di realizzarlo con la forza messa a disposizione dal Jing dei reni. Stare sul pezzo senza cambiare pagina fintanto che il volere profondo non sia realizzato. E qui per me sta la forza della disciplina, che in questo senso appare come forza rivoluzionaria ai tempi della società liquida e delle personalità vacue incapaci di mantenere qualsiasi direzione non sia quella eterodiretta, imposta da altri, dal potere, dalla società, da chi spadroneggia in modo diretto o subdolo. Ed è un peccato che da molti la disciplina venga travisata come esercizio di potere e sottomissione. Un guerriero non è un soldatino, ed è fedele solo e soltanto a se stesso. Alla sua “ghianda personale”.

Dunque la nostra Scimmia Acqua è coraggiosa, perché la Volontà senza coraggio è una zattera persa nell’oceano. Ma è anche Resilienza, capacità di adattamento, morbidezza, ascolto profondo. Saper cambiare al momento giusto mantenendo la propria integrità, il proprio Centro. Sono tutte caratteristiche psichiche e al tempo stesso strategia e tattica del combattimento in cui la Scimmia è maestra. Per noi non esiste distinzione tra psiche e corpo, tra microcosmo e macrocosmo. Tutto è Uno, tutto si muove rispondendo agli stessi princìpi. Giocare con la Scimmia, perché per noi fare kungfu è anche gioco: “pesanti nel colpire, leggeri nello spirito”.

Vivere la danza della vita smussando sempre le proprie rigidità, rompendo le gabbie, i condizionamenti, i binari prefissati da altri, o dalle dipendenze o nevrosi personali. Tutto ciò che è eccessivamente rigido e non si adatta muore. Lo vediamo anche in questi tempi di emergenzialismo permante protratto da quasi due anni, ci è richiesto un grande sforzo di adattamento ad una situazione inedita e stressante in cui le libertà personali e i diritti vengono fortemente messi sotto attacco.

Resistere in questa situazione non può significare fare come la dura pietra, inesorabilmente trascinata a valle dalla corrente. Tantomeno mettere la testa sotto la sabbia aspettando che ad essere massacrato, emarginato, surclassato, sia il prossimo capro espiatorio di turno.

Facciamo come la scimmia, prudente, ma senza cedere alla paura, che consuma il Jing, e insieme ad esso l’energia difensiva del sistema immunitario.

Giochiamo, muoviamoci, divertiamoci. Tessere fili laddove il sistema scava trincee per spaccare il corpo sociale. Ri-connettersi, tra esseri umani e con la natura, saltando da una liana all’altra le voragini disumanizzanti di una vita da zombi ipocondriaci, terrorizzati, incattiviti, separati da se stessi e da tutto.

Infine ancora qualche riferimento marziale al simpatico animale kungfuico: la sua postura preferita è xiebu, o posizione di riposo. Di riposo solo per chi ha già gambe d’acciaio, un inferno per gli altri, ma se ti sei allenato con tenacia e riesci a farne uso, di sicuro la tua schiena ne può essere alleggerita in molte situazioni stressanti. La sua tattica è quella di prediligere i movimenti evasivi, le schivate, tra cui il ben noto “passo dell’acqua”. Nel lavoro del corpo la Scimmia allena al massimo la fluidità, la forza elastica, la morbidezza che consente l’ascolto dell’avversario al fine di rivolgergli contro la sua stessa forza.

Il suo modo di usare la mano, nel kungfu Hungar è la picca, per colpire con un movimento spiraliforme che ha origine nella parte bassa della schiena. Il colpo parte veloce se scoccato da un corpo rilassato, e arriva duro solo al momento dell’impatto.

Se atteggia invece la mano “a cucchiaio” , più usata per esempio nella lotta cinese (Shoubo) la usa per agganciare braccia, collo o caviglie per proiettare, ma anche per colpire (tipico il colpo all’orecchio con la parte concava della mano). Il calcio ha direzione discendente, e usa la punta delle dita per colpire ai genitali o il tallone per fracassare le dita dei piedi.

La sua arma emblema è la Lancia, che come l’Acqua perfora in profondità. Non a caso tra le più difficili da maneggiare, proprio come l’arte di ammorbidirsi nel corpo e nello Spirito…una pratica che non ha mai fine, attorniati come siamo da durezze di ogni genere: dogmi, catene metaforiche e reali, recinti dell’esclusione sociale che assume la configurazione di una vera apartheid per chi fa scelte non conformi.

Un grande lavoro per la nostra Scimmia interiore!

Shifu Davide Milazzo

No Zombi ife, respira, suda, ridi – scuolalibertao.org


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