Gli animali del Kungfu : il Leopardo (Bao), Elemento Fuoco

Quando parliamo del Leopardo è dell’Elemento Fuoco che parliamo, dunque dello Yang estremo (Tai Yang). Da ciò se ne intuisce la natura ben poco incline alla moderazione, come del resto la Scimmia, il suo animale energeticamente opposto e corrispondente al Tai Yin dell’acqua.

Per essere precisi, in cinese Bao sta ad indicare un felino più grosso di un  gatto ma più piccolo di una tigre. Dunque, a seconda delle regioni, potrebbe riferirsi anche ad una pantera delle nevi, un puma, una lince, un ghepardo…Come il Fuoco, anche il nostro Bao è velocissimo e fin troppo…espansivo potremmo dire. La sua indole “focosa”si manifesta nella leggendaria audacia.

Dal punto di vista stagionale il Fuoco è ben rappresentato dall’Estate, il punto cardinale il Sud, rosso il colore, mezzogiorno il suo orario.

Nel microcosmo uomo, questa energia di dinamizzazione ed esteriorizzazione è rappresentata dal Cuore, per  analogia con la funzione di quest’organo di far circolare il sangue, col quale ha un rapporto privilegiato. Lo Shen, ovvero l’insieme delle funzioni psichiche, mentali, la coscienza di sé, e gli aspetti più sottili, spirituali, del soggetto, sono sotto il dominio del Cuore, e del sangue, che rappresenta la base materiale dello Shen, con il compito di distribuirlo e vivificarlo in tutto il corpo tramite la circolazione. Lo Shen si specializza in diversi aspetti legati ai singoli organi, ma è il Cuore l’imperatore che presiede il sistema. Egli assume in se anche gli aspetti che il pensiero occidentale attribuisce al cervello: in questa ottica il Cuore pensa e sente, può essere al tempo stesso poeta e scienziato. Questo centro senziente e pensante è anche la casa della nostra anima, in un pensiero che non conosce la scissione mente-corpo ed in cui il corpo è parte dell’anima e l’anima espressione del corpo. Un’anomalia emozionale avrà incidenze sull’organo più vicino a questa emozione. Un attacco portato ad un organo avrà ripercussioni emotive ben precise sugli aspetti intimi della persona, sul suo Shen. Ovvio che non potremmo essere più lontani dalla classica scissione tra “res cogitans e res extensa” del pensiero occidentale.

L’ideogramma Xin che in cinese rappresenta il cuore, mostra una sorta di cavità e tre linee, delle quali soltanto una è collocata sopra di esso, come se dovesse cadervi dentro per riempirlo, e questa rappresenta appunto lo Shen, il soffio vitale, lo spirito, che scende dal cielo per illuminarlo e vivificarlo. Le due linee esterne, che scivolano al di fuori della cavità, rappresentano invece le emozioni e i pensieri, da cui discende l’importanza di avere un “cuore vuoto”, obiettivo fondamentale delle nostre pratiche. Solo un cuore vuoto può metterci in contatto con la nostra unicità, con il sé profondo, e tra questi e il Tutto che ci circonda.

Dal punto di vista sensoriale, il cuore-fuoco ha una relazione particolare con il tatto: “la mano è lo strumento del cuore”per la medicina cinese.

Anche lo sviluppo anatomico del feto conferma questa teoria: il braccio esce dalla stessa area del cuore e quando il suo sviluppo è avanzato appare la mano, come un fiore che completa lo sviluppo di un ramo dal tronco dell’albero. Del resto è esperienza comune come possa cambiare la qualità e la sensazione del “tocco” a seconda di quanto intento e sentimento ci mettiamo. E’ così per un abbraccio, una stretta di mano, un massaggio, la realizzazione di un’opera d’arte…o un pugno sul naso! E’ così per tutto, che se ne abbia consapevolezza o meno. Ovvio che metterci consapevolezza aumenta però l’effetto. Quando si dice popolarmente che “quel pugile ha cuore”, ci si riferisce a questo in fondo.

Ogni narrazione cinematografica sulle arti marziali che si rispetti, da Karate Kid, Rocki Balboa fino a Kungfu Panda si basa su un archetipo antico, quello del combattente/cercatore, che arriverà alla vittoria soltanto passando attraverso la discesa negli inferi delle proprie tragedie personali. Solo la chiusura del cerchio ottenuta con un profondo cambiamento nel cuore può portare il guerriero a realizzare il suo destino personale. Kungfu Panda da questo punto di vista è un capolavoro: il suo eroe, Po, è un panda con una storia disastrata, con molte debolezze, insicurezze, che per lungo tempo ritiene di essere figlio di un’oca. Solo dopo un lungo viaggio a ritroso, alla scoperta della sua identità e alla risoluzione dei suoi conflitti interiori riesce  ad arrivare a quella “pace interiore” che ne farà un “Guerriero Dragone”. Un percorso duro e disciplinato, ma al tempo stesso senza mai perdere leggerezza, senso dell’umorismo e divertimento. Siamo evidentemente lontani, in quest’ottica dai due poli che oggi vanno per la maggiore, apparentemente opposti ma entrambe assolutamente funzionali alle logiche di mercato: l’immagine del mollaccione new ager che se la cava con un po’ di incenso, una musichetta rilassante e senza versare una goccia di sudore, e dall’altro quella dell’aspirante guerriero di Sparta che rovescia enormi ruote di tir e solleva grandi pesi come va di moda nell’ambito delle arti marziali miste. Entrambe riproducono la scissione mente corpo, finendo per impoverire entrambe. Ma il tempo passa per tutti, e probabilmente, non più giovani e non ancora vecchi, i due si ritroveranno entrambe sul divano a fare come unica ginnastica qualche discussione sui social.

Mentre un guerriero che prende sul serio il compito di allenare il proprio  corpo-mente-cuore, pur senza rinunciare alla capacità di divertirsi e anzi profittando a maggior ragione dei piaceri della vita, invecchiando non può che migliorare!

Il Leopardo dunque, per tornare al nostro animale, “tocca”, e dal punto di vista marziale è legato al Pugno (Quan), che del fuoco è simbolo.

Tale pugno pugno può specializzarsi nel felino in questione nella “zampa di leopardo”, una sorta di piccolo artiglio che utilizza per portare rapidi colpi in successione con le nocche, o per graffiare. Anche nella Mantide Religiosa abbiamo questo modo di atteggiare la mano tra i 14 pugni che caratterizzano lo stile, e precisamente il pugno “tagliente” o “tegola di tetto” (Tie Quan).

Ma essendo l’Hung Gar uno stile del sud, ha un uso delle mani assai più versatile della Mantide del nord.

Per lo più il Leopardo ama applicare la simultaneità dei colpi e delle parate, la direzione caratteristica del suo pugno è verso l’alto, il cosiddetto “pugno palla di cannone” o “montante” (Pao Quan). Il suo passo caratteristico è di avanzamento diretto.

 Le sue posizione preferita sono Ding Bu (postura della T inversa) e Xu Bu (postura del passo vuoto). In entrambe il peso poggia sulla gamba posteriore mentre quella anteriore è utilizzata per calciare o avanzare rapidamente. Il suo calcio è ascendente (Pao Tek), a gamba tesa, esplosivo come il fuoco appunto, e può colpire con le dita, la pianta ed il tallone.

 Quando interpretiamo il Leopardo nelle nostre forme legate al kungfu Hung Gar (pugno della famiglia Hun), l’energia è nella pancia (dantien inferiore), ma la sensazione si manifesta nel centro superiore, dalla gola in su, come un calore che sale e si disperde. L’allenamento sarà centrato sulla cardiocircolazione e la termoregolazione, e improntato dunque alla mobilità e alla velocità. Ciò permette di liberare calore dall’interno, di rinfrescare il corpo e purificare l’eccesso emotivo che surriscalda il cuore.

L’emozione legata al fuoco-leopardo è la gioia, connessa ad un cuore in armonia. Al contrario, l’emozione che porta squilibrio a questo livello è la cosiddetta “gioia in eccesso”, qualcosa di simile all’atteggiamento maniacale, un po’ psicopatico, dal quale il nostro Leopardo deve guardarsi.

La sua arma è la spada, che ne riassume le caratteristiche di velocità e precisione: tagli portati alle arterie e alle vene, che fanno sempre parte della stessa loggia energetica del cuore. Come il fuoco, la spada rappresenta in molte culture antiche l’arma della trasformazione sottile, la sua lama il doppio riflesso della luce solare e del lato oscuro di se che il guerriero deve illuminare e trasformare per elevarsi.

In fondo il Leopardo rappresenta bene la china su cui ci muoviamo con le nostre arti “marziali”: ciò che in apparenza può sembrare grossolano e persino feroce è in realtà la radice di qualcos’altro di molto sottile, che si può ottenere nel tempo rettificando il movimento, il soffio, lo spirito del praticante. Ecco che il tocco del Leopardo, il tocco del cuore, può essere espressione di una gioiosa armonia personale, radicata alla terra attraverso la forza del proprio centro e ricettiva verso le influenze spirituali del cielo. Capace dunque di avere scambi gioiosi e liberi con gli esseri viventi, mai più all’insegna del dominio, dello sfruttamento, della sopraffazione del forte sul debole. Un bel compito per il nostro Bao interiore. Facciamolo!

Maestro Davide Milazzo, Scuola Libertao.

scuolalibertao.org – corsi di Kung fu e Qi Gong a Bologna, Brisighella e Faenza


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